State di fronte al letto, in posizione eretta con i piedi divaricati
e paralleli, e le ginocchia piegate per avere elasticità,
poiché il movimento viene dal suolo. Sollevate al di sopra
della testa i pugni o la racchetta, piegandovi leggermente all'indietro.
Questo piegamento non dev'essere troppo pronunciato per non interrompere
il collegamento con il suolo. Invece, per accrescere la potenza
del colpo tirate indietro le braccia al massimo, tenendole il più
possibile accostate alla testa. Ciò potrà essere difficile
per la tensione delle spalle, che tuttavia scomparirà con
la pratica assidua dell'esercizio.
A braccia sollevate, respirare profondamente e colpite il letto.
Cercate di far partire il movimento dai piedi in modo che sia aggraziato.
Poiché il colpo forzato ha una potenza minore, non cercate
di percuotere il letto con tutta la durezza di cui siete capaci.
Come avviene nel tiro con l'arco, dove la gittata della freccia
dipende dalla lunghezza del movimento retrogrado della corda, la
forza di qualsiasi azione muscolare dipende dalla lunghezza dell'allungamento
del muscolo, non dall'intensità della sua contrazione.
Accertatevi che la respirazione sia libera e profonda. Non trattenete
il respiro. L'esercizio può risvegliare forti sentimenti
di rabbia, ma non è questo l'obiettivo cui tende: il colpo
stesso è già una manifestazione di rabbia. Se eseguito
correttamente di quando in quando, potrà allentare la tensione
della schiena.
E' bene effettuarlo con regolarità, assestando al letto da
venti a cinquanta colpi ogni volta.
Nessuno si fa male in questo esercizio, che è un metodo
assai efficace per scaricare la tensione cronica della rabbia che
ci si porta dentro. E' consigliabile che il letto abbia un materasso
di gommapiuma, tale da sopportare un maltrattamento del genere.
In genere la tensione dei muscoli dorsali è associata alla
repressione della rabbia. Nella rabbia il flusso dell'onda di eccitazione
risale la schiena e si insinua nei denti (per mordere) e nelle braccia
(per percuotere). Quando un animale si arrabbia solleva la schiena
e rizza il pelo. Anche l'individuo arrabbiato solleva la schiena:
diciamo infatti che la sua schiena diritta indica che è pronto
ad attaccare. Manifestando la rabbia l'eccitazione si scarica e
la schiena può ricadere nella posizione naturale. Se però
la rabbia è repressa, la tensione permane e diventa cronica.
Non si può avere un'apprezzabile riduzione della rigidità
della schiena finché la rabbia repressa non è resa
cosciente e scaricata.
Si può avere una vaga conspevolezza della propria rabbia
di fondo se si hanno degli incontrollabili scatti di collera o se
si é assillati da un continuo senso di irritabilità.
Ma queste risposte non rimandano direttamente alla causa originaria
della tensione e quindi non servono a scaricarla. Solo quando la
tensione diventa viva si può sentire la rabbia e ricollegarla
al trauma che l'ha causata.
Questo esercizio è uno dei metodi per entrare in contatto
con il sentimento di rabbia.